17 Ottobre 2025
di Isabella Faggiano
Sembrava una mattina come tante, ma per Alessandro, 37 anni, quella del 20 luglio è diventata la data che gli ha cambiato la vita. “Ero in stanza con mio figlio di quattro anni – racconta in un’intervista a Sanità Informazione -, stavamo preparando le valigie per rientrare. All’improvviso ho sentito un forte giramento di testa, i suoni intorno a me si sono amplificati e distorti. Mi sono sdraiato sul letto e ho capito subito che qualcosa non andava: avevo la bocca storta, non riuscivo a parlare e il braccio sinistro non si muoveva”. In quel momento, la memoria di un articolo letto tempo prima gli è tornata alla mente: i segnali dell’ictus, quei piccoli campanelli d’allarme che tutti dovrebbero saper riconoscere. “Ho provato ad alzare le braccia, ma una non si alzava. Ho cercato di dire una frase, ma non riuscivo a parlare. Ho capito che si trattava di un ictus. Mio figlio pensava che stessi scherzando, ma quando sono caduto e mi sono ferito ha capito che doveva chiedere aiuto”. Il piccolo, con un coraggio straordinario rispetto alla sua età, ha corso fino al bar dell’hotel per chiamare soccorso. Quel gesto, e la prontezza di Alessandro nel riconoscere i sintomi, hanno fatto la differenza.
“In due ore ero già in Stroke Unit: il tempo mi ha salvato”
“Nel giro di due ore ero già nella Stroke Unit – ricorda Alessandro -. Lì, grazie alla trombolisi endovenosa, i medici hanno sciolto il trombo. Ho recuperato subito il linguaggio e, anche se inizialmente avevo difficoltà a muovermi, dopo tre giorni camminavo. Dopo dieci giorni ero a casa. Un mese di fisioterapia e ho ritrovato equilibrio e forza. Oggi sono tornato in piscina, corro e mi alleno in palestra”. Oggi, a distanza di due mesi, Alessandro non presenta più alcun deficit motorio o del linguaggio. È tornato alla vita di sempre, ma con una consapevolezza nuova. “Non sottovalutate mai i sintomi, anche i più lievi. Ogni secondo conta. Bisogna insegnare anche ai bambini a riconoscere i segnali: il tempo può salvare la vita. Dall’ictus si può guarire, ma serve velocità di reazione, forza e positività”, esorta l’uomo, in vista delle celebrazioni della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, attese per il 29 ottobre.
“Il tempo è cervello”: la conferma della scienza
“Ogni minuto, quando si parla di ictus, può decidere il destino di una persona”. A ricordarlo è il Prof. Danilo Toni, Direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma e Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Odv. “Quando parliamo di ictus diciamo che il tempo è cervello – spiega il professore -. Ogni minuto di ritardo equivale alla perdita di milioni di neuroni. L’obiettivo è ripristinare il flusso sanguigno il più rapidamente possibile”, sottolinea. Le due terapie principali oggi a disposizione sono la trombolisi endovenosa, efficace se somministrata entro 4,5 ore dall’esordio dei sintomi (e in casi selezionati fino a 9 ore), e la trombectomia meccanica, una procedura che permette di rimuovere meccanicamente il coagulo con un catetere, praticabile fino a 6 ore e in casi selezionati fino a 24. “Riconoscere i segnali è cruciale – continua Toni -. I sintomi da non sottovalutare mai sono: improvvisa debolezza o paralisi di un lato del corpo, difficoltà a parlare o comprendere, perdita improvvisa della vista, e un mal di testa improvviso, violento e diverso dal solito”.

Un modo semplice per ricordarli è l’acronimo FAST:
Face (viso),
Arm (braccio)
Speech (linguaggio)
Time (tempo: chiamare subito il 112 o il 118)

“Ogni minuto conta, non bisogna mai aspettare che i sintomi passino”.

Cause dell’Ictus
Analizziamo i principali fattori che possono scatenare un ictus cerebrale, dalle condizioni mediche ai comportamenti a rischio.

Conseguenze dell’Ictus
Esplora gli impatti fisici e cognitivi che l’ictus può avere sulla vita quotidiana e sulle abilità personali.

Progressi Scientifici
Aggiornamenti sulle ricerche più recenti e sulle innovazioni terapeutiche per migliorare la cura e la riabilitazione.
Statistiche essenziali sull’ictus cerebrale
230
Nuovi casi annuali
Numero stimato di nuovi episodi di ictus che si verificano ogni anno nel nostro Paese.
75
Percentuale di sopravvivenza
Percentuale di pazienti che sopravvivono a un ictus grazie a interventi tempestivi.
60
Recupero medio
Percentuale media di miglioramento nelle capacità funzionali dopo un trattamento riabilitativo.
La ricerca che dà nuove possibilità
Il Prof. Toni sottolinea come la ricerca scientifica abbia compiuto progressi straordinari negli ultimi anni, aprendo nuove prospettive di cura e di recupero. “Grazie alle tecniche di imaging avanzato, oggi possiamo identificare il tessuto cerebrale ancora ‘salvabile’, ampliando così le finestre terapeutiche. Disponiamo di farmaci trombolitici di nuova generazione, più rapidi e sicuri, e la prevenzione secondaria è sempre più personalizzata grazie a nuovi anticoagulanti e al controllo rigoroso di fattori di rischio come ipertensione, fibrillazione atriale, diabete e colesterolo”. E anche il dopo, la riabilitazione, è cambiato radicalmente: “L’intervento precoce e personalizzato, supportato da tecnologie come la robotica, la realtà virtuale e la tele-riabilitazione, permette un recupero motorio e cognitivo sempre più completo. Oggi molti pazienti, come Alessandro, possono tornare a una vita piena. Ma resta fondamentale la rapidità dell’intervento e la continuità del percorso di cura, dall’emergenza alla riabilitazione”, spiega lo specialista.


